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A seguito delle ultime disposizioni istituzionali in tema di “Emergenza Coronavirus” e conseguenti decisioni aziendali, ci corre l’obbligo di condividere alcune considerazioni.

Pur comprendendo il caos in cui si è costretti a prendere decisioni importanti, ed apprezzando molti dei provvedimenti introdotti fin dalla prima individuazione delle zone rosse, non possiamo non riportare la preoccupazione di molti colleghi e colleghe che ci segnalano, spesso, la distanza tra le intenzioni e la realtà. In questo senso, non volendo contribuire al clima di terrore, ma cercando di partecipare alla ricerca dell’equilibrio tra necessità aziendali, vincoli del datore di lavoro e diritti dei lavoratori e lavoratrici, poniamo all’attenzione di tutti le seguenti argomentazioni:

  • Si è dichiarato di fornire ai Tecnici un Kit ad hoc per eventuali lavorazioni che potrebbero essere a rischio ma oggi, da molti territori arrivano le notizie di loro una totale mancanze, o della scarsità degli stessi, tenuto conto per esempio che, le mascherine sono monouso. Siamo si consapevoli delle difficoltà logistiche per il reperimento e la distribuzione, ma allora che siano nette le istruzioni operative in base alle quali, in assenza di tali protezioni, non vengano svolte attività potenzialmente a rischio.
  • Ottima l’idea della costituzione di una Taskforce per le operatività più a rischio ma, nel tempo che occorrerà per la formazione di un numero congruo di figure formate a livello nazionale, vanno presi accorgimenti più concreti e rapidi per il personale che è oggettivamente più esposto e che può essere vettore stesso del contagio, visto che la mobilità è intrinseca nella loro stessa attività.
  • L’allargamento dei cordoni sul Lavoro Agile è un’ottima iniziativa che diminuisce le presenze nelle sedi impiegatizie ma, riteniamo che sveli i diversi pesi e le diverse misure con cui questa azienda viene a volte gestita. Se l’ampliamento delle attività e dei settori, dimostra che l’iniziativa è estendibile – e correttamente l’Azienda ha colto l’occasione per approfondire- al contempo è incomprensibile perché alcune sollecitazioni in tal senso non siano state prese prima in considerazione. Oggi con la chiusura delle scuole, l’allargamento della platea per il Lavoro Agile avrebbe permesso di garantire una ottimale prestazione lavorativa, relativa a qualsiasi servizio, invece di costringere centinaia di colleghi in ambienti che non rispecchiano propriamente le raccomandazioni ministeriali. Perciò, l’inibizione miope di alcuni settori al Lavoro Agile, oggi è un elemento che (seppure estremo) potrebbe mettere a rischio il sistema aziendale esponendolo ad essere esso stesso veicolo di contagio.
  • Apprezziamo gli interventi per predisporre immediatamente il Lavoro Agile per settori prima esclusi, fornendo pc e adoperandosi per la gestione del Lavoro Agile ma, il nostro compito e quello del datore di lavoro è soprattutto quello di prevenire: per questo chiediamo il massimo sforzo possibile per l’allargamento dello stesso ad una platea più vasta, a tutti quei settori che ad oggi sono ancora esclusi, come i Customer e i Settori Operativi, dal Lavoro Agile.

A nostro avviso, tale scelta, comporterebbe una messa in sicurezza anche del Business, invece che rischiare il “collasso” per l’aumento delle percentuali di malattie sui settori di front end, dei tecnici e di altri settori operativi che purtroppo non sono immuni ne’ ai contagi, né al disagio delle scuole chiuse.

Chi ritiene che tali richieste siano banali pretesti per non lavorare, sbaglia gravemente e ha una visione molto miope: ciò che noi temiamo di più del Coronavirus – ed è a nostro avviso il rischio maggiore – è il blocco totale delle attività per l’aumento dei contagi, per l’aumento delle malattie e quindi per la totale astensione a quel punto obbligata dal lavoro con conseguenti ripercussioni pesanti economicamente e socialmente. E diciamo fin da ora che in nessun modo potranno essere imputate a chi ha solo subito decisioni.

5/03/2020

Cobas TIM