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E’ passato un anno ma sembra ieri. Quando all’indomani dell’ennesima mobilitazione partecipatissima sui territori ci si cominciò ad interrogare sulla scommessa di una manifestazione  nazionale  unitaria….che  poi  unitaria  non  fu,  perché  molte  OO.SS.   ebbero

 paura della eventuale enorme partecipazione e delle sue potenzialità.

Sembra ieri, quando – freschi della disdetta della contrattazione di II livello – si discuteva della portata del Regolamento Aziendale emanato unilateralmente, ma scritto con l’aiuto di Cisl-Uil-Ugl.

Sembra ieri, quando andammo in Questura a ritirare l’autorizzazione alla manifestazione – per la cronaca dopo che una Organizzazione Sindacale considerata maggiormente rappresentativa aveva inviato un monito ai tutori dell’ordine per aver concesso la manifestazione del 13 Dicembre organizzata dal CLAT e dai sindacati autonomi e di base (da Piazza Barberini fino a Piazza SS.Apostoli dove pochi fedelissimi ascoltavano le giustificazioni alla timidezza dei futuri sottoscrittori di accordi) –

Sembra ieri quando cominciammo a organizzare i pullman, e i treni le auto da tutta Italia mentre centinaia di delegati sindacali si affannavano nei  territori a spiegare che non sapevano nulla della manifestazione del 25 febbraio autoconvocata. Che non avevano ricevuto nessun input dalle proprie segreterie e che per una grande manifestazione si sarebbe dovuto attendere l’Azione dei segretari generali delle OO.SS.

E come dimenticare che appena la macchina organizzativa della manifestazione (sostenuta e finanziata solo da alcune OO.SS. di base e autonome) inizia a palesare la evidente riuscita, cominciarono ad uscire comunicati di adesione con il chiaro intento di salvare la faccia.

Ci sono momenti che durano una vita. Quella splendida giornata del 25 FEBBRAIO 2017 sembra ieri, così come sembrano ancora vivi gli abbracci, i sorrisi e la consapevolezza di chi vi partecipò mentre ci fu subito qualcuno che cercò di spegnere gli  entusiasmi perché (come si disse da alcuni microfoni) “non  erano loro a tirare le redini e i buoi erano scappati festanti dalle stalle”.

Quella giornata fu a detta di tutti il punto più alto del conflitto. Per la sua Forza e la Partecipazione, nonostante l’assenza di chi avrebbe potuto moltiplicarla e rendere quella moltitudine di lavoratori e lavoratrici TIM una forza definitivamente  incontrollabile e vincente. Fu il successo di centinaia di colleghi e colleghe, delegati e delegate sindacali che credettero fin da subito ad una giornata fuori dai recinti e dai diktat delle segreterie confederali troppo intente a capire come far rientrare l’onda anomala negli argini della compatibilità.

Poi vennero i provvedimenti disciplinari, i licenziamenti, gli incentivi per dividerci, gli accordi firmati per dimostrare “la buona volontà”, fino alla condivisione di una strategia di ulteriore riduzione di salari e occupazione. Si scopri che il vecchio AD e il Responsabile Risorse Umane con cui INIZIALMENTE ERA MEGLIO dialogare, improvvisamente erano diventati il peggio e che i nuovi VERTICI CON CUI SI SAREBBE POTUTO DIALOGARE altro non erano che le controparti di sempre.

Come COBAS all’indomani del 25 febbraio non stilammo un comunicato specifico ed entusiasta perché ritenevamo e riteniamo che quella fu la giornata di tutti  e tutte e che insieme  avremmo dovuto goderne, per una volta senza  distinzioni tra coloro che vi avevano partecipato.

Come in quei giorni , non ci siamo rassegnati e brucia ancora tutto ciò che ci è stato tolto, come ci inquieta quanto vorranno ancora toglierci, in salario, sicurezze, diritti, professionalità. Non ci siamo arresi. Forse ci siamo solo fermati ma siamo ancora pronti e disponibili a rimettere tutto in gioco, condividendo con coloro che vorranno schierarsi e non solo urlare contro la luna, per costruire un’altra giornata di lotta, libertà e felicità.

Auguri a chi c’era quel 25 Febbraio a chi non c’era ma avrebbe voluto.

Consapevoli che il momento più alto del conflitto è quello che dovremo ancora costruire

25 febbraio 2018

COBAS TIM

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